" E quando le vostre gambe saranno stanche, camminate col cuore. " Mi sono imbattuto qualche giorno fa in questa frase, attribuita a Giovanni Paolo II. Sembra una frase cucita perfettamente per noi confratelli. Ovviamente sarebbe riduttivo da parte mia pensare una cosa del genere. Il Santo Padre si riferiva a qualcosa di più grande; ma mi piace pensarla così. D'altro canto quello che facciamo noi, confratelli, cosa è se non una metafora della vita? Il nostro nazzecare, il nostro lento incedere cosa è se non una ricerca, un affannoso andare, un faticoso cammino, prima di tutto interiore? Ed il fine? A cosa dovrebbe portarci questo cammino? Beh, io credo che lo scopo sia arrivare agli ultimi istanti di vita e prima di chiudere gli occhi affermare con fermezza:"Signore, io credo realmente in te. Accoglimi tra le tue braccia"! Molti pensano che a svolgere il rito per tanti anni si sviluppi una sorta di abitudine fisica. Noi, confratelli, solo perché ...
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